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In sella per superare le barriere della disabilità

Tecnica, professione e società - Paola Longobardi

Grosseto,  19 aprile 2013

​​​Si trova a circa 4 km dal centro cittadino, nella parte nord-occidentale del comune di Grosseto, in una vasta area che nei secoli passati era la tenuta di caccia dei granduchi di Toscana.
È il Centro Militare Veterinario dell’Esercito Italiano che, con l’Unità d’Italia, è diventato sede per la produzione, l’allevamento e l’addestramento dei purosangue destinati ai reparti di cavalleria dell’Esercito. Su un’area di quasi 4.500 ettari, durante il periodo della prima e della seconda guerra mondiale, l’attività del centro ha avuto un incremento notevole data la forte richiesta di cavalli dai reparti specializzati impegnati in operazioni belliche, ed oggi è sede anche dell’addestramento dell’Unità Cinofila militare. Da circa trent’anni, infine, il CeMiVet di Grosseto, ospita anche l’attività di ippoterapia della Croce Rossa locale Solidarietà e collaborazione sono dunque le parole chiave che uniscono i volontari della CRI e l’Esercito Italiano.
Il servizio, che nasce dalla promessa mantenuta da una madre, nonché volontaria, in memoria della figlia scomparsa, coinvolge 30 ragazzi con problematiche di natura neurologica e circa 18 volontari che si alternano per l’attività della riabilitazione equestre.
Il centro ospita i volontari della CRI e l’iniziativa dell’ippoterapia da numerosi anni”, dichiara il Comandante, Col. Pierpaolo Pettinati, “ospitalità che porta buoni frutti e l’integrazione del Centro con i cittadini. Offriamo la nostra disponibilità in termini di servizi e abbiamo un ritorno positivo per la comunità”.
I cavalli, che vengono allevati e che sono tutti registrati all’anagrafe equina, una volta svezzati, vengono trasferiti a Montelibretti, in provincia di Roma, dove si procede al loro addestramento ippico per eccellere negli sport equestri. Arrivati alla pensione, non vengono venduti ma donati o utilizzati per attività quali l’ippoterapia.
Ed è il caso della Croce Rossa Italiana, che grazie alla disponibilità e collaborazione dell’Esercito, riesce a portare avanti i propri servizi di soccorso e supporto ai vulnerabili.
Una parte dei cavalli utilizzati dai volontari CRI, sono infatti gli esemplari a fine carriera agonistica.
I soldati guardano di buon occhio questa attività all’interno del Centro e il rapporto tra loro e la Croce Rossa è di stima e collaborazione reciproca”, continua il Comandante, “un servizio reso e compensato non solo dalle ottime relazioni con i volontari ma anche per una formazione interna ampliata”, dai corsi che la CRI organizza per i soldati in tema di primo soccorso e di soccorso avanzato.
Una struttura all’avanguardia, quindi, che segue ogni anno decine di giovani ragazzi diversamente abili e che con l’ippoterapia trovano nuove motivazioni ed energie agli stimoli della vita. L’attività, che è totalmente gratuita per i ragazzi che la svolgono, è diventata negli anni un fiore all’occhiello per la CRI e apprezzata in tutto il territorio della provincia di Grosseto. Passione per gli animali e conoscenza delle difficoltà legate a disfunzioni neurologiche, sono le caratteristiche da possedere per essere un volontario CRI che si vuole dedicare all’ippoterapia, oltre, ovviamente al possesso dei brevetti classici e necessari che appartengono alla formazione di base dei volontari in genere.
Il cavallo dà tante soddisfazioni sia ai ragazzi, sia ai genitori",  afferma Sorella Mascagni, del Corpo delle Infermiere Volontarie, che si occupa di questa attività da oltre venti anni . “La prima cosa che facciamo quando qualcuno si rivolge a noi, è quella di invitarli a vedere, senza impegno, e allo stesso tempo cerchiamo di far prendere confidenza al ragazzo con il cavallo. Questo avviene attraverso il contatto fisico, ovvero con le carezze e successivamente proviamo a farlo salire. Solo una volta che il ragazzo decide, si avvia poi alla monta vera e propria”.
Si comincia quindi attraverso un affiancamento con l’operatore in sella per non creare il disagio con l’animale o il distacco con il ragazzo. Spesso capita che anche i genitori salgano con il proprio figlio in sella. “Il colloquio con il genitore è la seconda fase fondamentale, si chiede un report della reazione e delle considerazione del ragazzo, spesso anche sotto forma di disegni perché molti hanno difficoltà nell’esprimersi verbalmente”.
Le lezioni, che si svolgono un paio di volte alla settimana per tutto l’anno, terminano con il saggio finale cui presenziano le autorità locali, i genitori, i vertici militari del Centro stesso. Tutti riuniti per loro, i ragazzi, che sono gli attori dell’evento e che soddisfatti e inorgogliti mostrano a tutti le loro competenze equestri.
Il cavallo dà molta autostima, dall’alto il riuscire a governare un animale così grande è motivo di orgoglio”, afferma Sorella Mascagni, che evidenzia quanto questa pratica giovi alle vulnerabilità legate alla disabilità. “Se a questo si aggiunge il fatto che i ragazzi imparano ad essere autonomi, il giovamento non è solo a livello fisico ma soprattutto mentale”. Notevoli i progressi che si hanno, tanto che, chi di loro non parlava ha cominciato a farlo, con la soddisfazione e la gioia che contraddistingue l’aiuto disinteressato e volontario.
I ragazzi sorridono e ancora di più lo fanno le mamme: “Sono 8 anni che vengo qui. Mia figlia non vede, non cammina, è tetraplegica ma ringrazia tutti i giorni dei doni che ha. Io ho imparato cosa è la dignità grazie a lei”.
Un’attività svolta anche grazie al fattivo impegno dei volontari ‘speciali’, cavalli arabi, belgi o inglesi, che a modo loro, contribuiscono all’obiettivo finale, quello di innalzare il livello di autonomia di tutti questi ragazzi con funzioni motorie e cognitivo affettive compromesse.