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Versione Italiana

La Grande Guerra degli scienziati italiani

Libri e Eventi - Giuseppe Tarantino

Roma,  22 febbraio 2017

«Arriva, diritto, il mugolio del "305". Fermi. Il cuore batte forte nel silenzio. Un rombo, una voce: "E sette! Anche questo non è scoppiato!" … Ecco un altro mugolio: "E otto! Non è scoppiato" … Un rombo più forte: "E venti! diciassette non sono scoppiati!" Penso a quei morti, per uno che è scoppiato.»

È Attilio Frescura che nelle pagine del 'Diario di un imboscato' racconta delle inefficienze dall'artiglieria austriaca. Peraltro gli stessi problemi erano sofferti sul fronte opposto anche dall'artiglieria italiana. Le tavole di tiro dell'epoca erano impostate per il tiro in pianura ma tirando in montagna, quindi con un certo dislivello rispetto al bersaglio, cambiavano le distanze e conseguentemente cambiava l'angolo di caduta, il proietto non si armava correttamente dunque non esplodeva.

La soluzione fu rivolgersi agli scienziati, molti dei quali arruolatisi volontariamente. Fu un matematico con le stellette appunto, Mauro Picone, a risolvere le equazioni di calcolo differenziale che permisero la predisposizione di apposite tavole di tiro a doppia entrata (che fornivano i dati in funzione sia della distanza sia del dislivello) per l'artiglieria in montagna.

Picone (1885 – 1977) – già laureatosi alla Normale di Pisa e assistente di Meccanica Razionale all'Università di Torino – venne arruolato come Tenente di Artiglieria e prestò servizio nel 6° Reggimento Artiglieria da Fortezza. Per i suoi meriti venne nominato Capitano un anno dopo. Tornato alla vita civile fonderà e guiderà per molti anni l'Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che oggi porta il suo nome. Ripensando alla sua esperienza in armi scrisse che "si può immaginare dopo questo successo della matematica, sotto quale luce essa mi apparisse. Pensavo: ma, dunque, la matematica non è solo bella, può essere anche utile".

Un altro insigne matematico prestato alle armi fu Vito Volterra (1860 – 1940) che all'epoca della guerra già ultracinquantenne, oltre a essere Senatore del Regno per meriti scientifici, si arruolò volontariamente come Tenente di Complemento del Corpo Militare degli Ingegneri. Grazie alle sue sperimentazioni vennero definite le tavole di tiro aeronautiche per gli aeromobili, sia aeroplani che dirigibili e palloni aerostatici. Sempre a lui si dovette l'idea di usare per quest'ultimi l'elio al posto dell'idrogeno troppo facilmente infiammabile. Volterra inoltre promosse un'intensa attività di collaborazioni scientifiche con i suoi omologhi dei Paesi alleati. Dopo la guerra, nel 1923, fu nominato presidente dell'Accademia dei Lincei e nel '27 Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Successivamente a causa delle sue origini ebraiche e del suo rifiuto a giurare fedeltà al fascismo lasciò le cariche e le cattedre di cui era titolare.

L'arruolamento di personalità di spicco nelle fila delle Forze Armate fu disciplinato con il Regio Decreto del 10 giugno 1915. Tale decreto, che prevedeva la nomina di ufficiali di complemento limitatamente al grado di Tenente, interessò anche quello che forse era il più illustre scienziato italiano del tempo, nonché, anche lui, Senatore del Regno: Guglielmo Marconi (1874 – 1937). Quando l'Italia entrò in guerra, Marconi si arruolò volontario nel Genio dirigibilisti. Poi venne nominato Capitano del Genio per passare a metà del '16 nella Regia Marina dove divenne Capitano di Fregata. Durante la guerra si dedicò a studi di radiogoniometria per individuare la posizione di navi e aerei e realizzò un sistema a fascio a onde corte.

I messaggi trasmessi, inoltre, per non essere intercettati dal nemico dovevano essere cifrati. La crittografia italiana molto deve a Luigi Sacco (1883 – 1970), militare di carriera e scienziato. Sacco compì i primi esperimenti per realizzare apparati radio di piccola potenza già a Tripoli proprio insieme a Guglielmo Marconi. All'inizio del conflitto poi, con il grado di Capitano, Sacco venne assegnato come comandante all'Ufficio RT di Codroipo con l'incarico di individuare le stazioni nemiche e intercettarne le trasmissioni. Purtroppo gli sforzi di decrittare i messaggi risultarono vani e Sacco venne inviato presso il Quartier Generale dell'Esercito francese per approfondire le sue conoscenze e concludere un accordo di aiuto da parte francese per la decrittazione dei messaggi. Nel 1916 alcuni eventi fortuiti permisero di incrinare la segretezza dei messaggi cifrati avversari: il recupero di un cifrario della marina austriaca da una nave affondata e l'intercettazione di una trasmissione di un inesperto telegrafista che cifrava le singole lettere piuttosto che le parole. La nuova capacità dimostrò tutta la sua utilità nella battaglia del Solstizio quando l'ascolto "in chiaro" delle trasmissioni radio avversarie consentì di contrastarne con successo l'azione. Il 'Manuale di Crittografia' del 1925 del Generale Sacco è ancora oggi un testo di riferimento didattico in materia.

 

L'apporto degli scienziati italiani allo sforzo bellico nazionale nella 1^ Guerra Mondiale è stato il tema della conversazione "La Grande Guerra degli scienziati italiani - Il contributo del mondo scientifico allo sforzo bellico" che si è tenuta il 20 febbraio presso la Casa dell'Aviatore a cura dell'Associazione Arma Aeronautica – Centro Studi Militari Aeronautici 'Giulio Douhet' (www.cesmamil.org). Dopo l'introduzione del Generale Basilio Di Martino, Alessia Glielmi e  Cosmo Colavito, hanno illustrato l'opera e il contributo degli "scienziati militari" ponendo inoltre l'accento sulla cesura nella ricerca scientifica e tecnologica militare operata dalla Grande Guerra. Se prima la ricerca era frutto spesso di iniziative personali talvolta anche eccentriche, la guerra impose una ricerca strutturata che divenne sinergica allo sforzo bellico.

 

(foto archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito)