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Africa: terra fertile per il terrorismo

Osservatorio Strategico - Marco Cochi

Roma,  14 maggio 2014

Il terrorismo è in aumento in tutta l’Africa, dove i gruppi che fanno riferimento al network jiahdista globale di al-Qaeda continuano a influenzare le organizzazioni ribelli locali trasformandole in minacce regionali e internazionali. Lo spiega chiaramente il “Country Reports on Terrorism 2013”, pubblicato alla fine di aprile dal Dipartimento di Stato Usa, che nel capitolo dedicato all’Africa evidenzia i “significativi livelli di attività terroristica” che si stanno registrando in varie aree nel continente, dove negli ultimi mesi abbiamo assistito a un elevato ritmo operativo e ad una maggiore aggressività di alcuni gruppi radicali islamici. I gruppi in questione sono Boko Haram, al-Shabaab, al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) e Ansar al-Sharia, che nel nome dell’Islam hanno portato a termine rapimenti, omicidi e attacchi contro obiettivi civili e militari, causando numerosi morti e feriti. I fondamentalisti del Boko Haram, definizione con cui è conosciuto il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (Gruppo dedito alla Propaganda degli Insegnamenti del Profeta e alla Guerra Santa), sono saldamente radicati nel nord della Nigeria. Boko Haram, che in lingua hausa significa “l’educazione occidentale è sacrilega/peccaminosa”, era sorto all’inizio del 2002 come movimento locale con scopi caritatevoli la cui attività era concentrata negli Stati del Borno e dello Yobe. La metamorfosi da organizzazione caritatevole a formazione terroristica jihadista è avvenuta all’indomani della violenta repressione governativa del luglio 2009, nel corso della quale è stato ucciso il fondatore del gruppo Mohammed Yussuf. Boko Haram vuole trasformare il nord della Nigeria in uno Stato islamico senza cristiani, dove imporre la sharia e pur avendo provati legami con altri gruppi terroristici africani, finora non ha mostrato l’intenzione di estendere la guerra santa oltre i confini nigeriani. Il Dipartimento di Stato americano, nel giugno 2013, ha messo una taglia di sette milioni di dollari sull’attuale leader del gruppo, Abubakar Shekau, e quattro mesi più tardi ha incluso Boko Haram nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere. Mentre il National consortium for the study of terrorism and response to terrorism (Start) dell’Università del Maryland, il mese scorso, ha classificato Boko Haram come il terzo gruppo terroristico più letale al mondo. Una grave minaccia che interessa l’Africa orientale è costituita dal movimento somalo jihadista Harakat al Shabaab al Mujaahidiin , meglio noto come al Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”. Il gruppo, legato ad al Qaeda, nel settembre 2013 ha firmato il sanguinoso attacco al centro commerciale Nakumatt Westgate di Nairobi, prendendo molti ostaggi e uccidendo 72 persone, tra le quali anche numerosi turisti di diverse nazionalità. Il leader degli shabaab è Ahmed Abdi Godane e il suo nome di battaglia è Sheik Mukhtar Abu Zubeir. Il gruppo dal febbraio 2008 è stato incluso nella lista delle organizzazioni terroristiche del dipartimento di Stato Usa. Il gravissimo attentato che nello scorso settembre gli shabaab hanno portato a termine a Nairobi non è il primo in un Paese al di fuori dei confini somali. In passato, i miliziani del gruppo islamista avevano già colpito il Kenya, reo di aver scatenato un’offensiva contro di loro nelle regioni meridionali della Somalia, e anche l’Uganda, i cui soldati, insieme a quelli del Burundi, costituiscono l’ossatura dell’Amisom, la missione dell’Unione africana in Somalia. In Nord Africa e nel Sahel sono attivi altri due temibili gruppi legati ad al-Qaeda: Ansar al-Sharia e Aqim. Il primo è un movimento jihadista libico, anch’esso inserito da Washington, nel gennaio scorso, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Nel mirino dell’antiterrorismo statunitense vi sono due rami di Ansar al-Sharia, quello che opera a Bengasi e a Darnah e un terzo attivo in Tunisia. Aqim è l’acronimo di al-Qaeda nel Maghreb islamico, diretta emanazione del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, Gspc, nato negli anni Novanta, durante la guerra civile algerina. Nel gennaio 2007 il Gspc ha ufficializzato la sua affiliazione ad al-Qaeda e ha assunto l’attuale denominazione. Aqim funge da polo di riferimento nel Nord Africa e in tutta la fascia del Sahel per i militanti locali che necessitano di assistenza, armi, finanziamenti e campi di addestramento, come dimostra l’importante ruolo avuto in occasione del recente conflitto nel nord del Mali.