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Quando la Fiaccola Olimpica viaggiò a bordo della Amerigo Vespucci

Tecnica, professione e società - Stefania Elena Carnemolla

Roma,  3 settembre 2012

​​Il 18 agosto del 1960 la Amerigo Vespucci giunse a Siracusa. Arrivava dalla Grecia, dove aveva imbarcato la fiaccola destinata ai Giochi di Roma.
Il viaggio con staffetta della fiaccola, con l’accensione del sacro fuoco nel bosco di Olimpia, era stata voluta da Carl Diem, presidente del Comitato Olimpico tedesco, per i Giochi di Berlino del 1936.
L’itinerario dei Giochi di Roma interessò la Grecia e la Roma Imperiale con l’attraversamento dell’antica Magna Grecia.
Nel 1956 il Coni aveva intanto istituito il Comitato Fiaccola Olimpica cui affidare l’organizzazione della staffetta e il reclutamento dei tedofori. Per il viaggio della fiaccola dalla Grecia in Italia fu escluso il tracciato terrestre da Trieste a Roma attraverso i Balcani, giudicato troppo lungo e poco originale, quindi quello via mare dalla Grecia a Brindisi, mentre l’attraversamento dell’antica Magna Grecia avrebbe, al contrario, consentito di rispettare lo spirito olimpico e caratterizzare, con il congiungimento dei due poli della civiltà classica, l’edizione romana dei Giochi. Il 27 maggio del 1958 fu pertanto deciso lo sbarco della fiaccola a Siracusa, mentre per il suo trasporto dalla Grecia alla Sicilia fu scelta, nel 1959, ciò che sarebbe coinciso con la crociera di addestramento estiva, la nave scuola Amerigo Vespucci della Marina Militare.
Il 12 agosto del 1960, nel Tempio di Zeus, a Olimpia, l’attrice greca Aleka Katseli, vestita da antica sacerdotessa, rivolse, circondata da vestali, la sua preghiera alla divinità affinché i «raggi di Febo» accendessero la «sacra torcia». La sacerdotessa quindi frappose una lente fra la torcia e il sole, attizzando il fuoco in un vaso classico greco, portato poi in processione fino al Tempio di Hera, dove la sacerdotessa consegnò una seconda fiaccola al primo tedoforo, l’atleta greco Penaghiotis Epitropolous.
La staffetta, organizzata dal Comitato Olimpico greco toccò Pyrgos, Patrasso, Corinto, Megara, Eleusi, Atene. Qui, il 13 agosto, nello Stadio Panathinaiko, un tedoforo consegnò la fiaccola al principe Costantino di Grecia. 
Da Atene la fiaccola raggiunse il porto di Zéas, nel Pireo, dov’era all’ancora la Amerigo Vespucci. Nella notte greca una baleniera con alcuni cadetti dell’Accademia Navale s’accostò alla nave scuola della Marina Militare, dove la fiaccola fu issata a bordo da Giulio Francardi e dove il fuoco d’Olimpia, vegliato a turno, arse giorno e notte su un tripode del cassero. 
La Amerigo Vespucci giunse a Siracusa con la sacra fiamma che ancora ardeva nel braciere e subito le andarono incontro due corvette, che la scortarono fino alla rada, poco vicino Fonte Aretusa. Sulla Baionetta, la stessa su cui il re Vittorio Emanuele III s’era imbarcato dopo l’8 settembre del 1943 per Brindisi, si trovava Angelo Nizza, inviato del quotidiano La Stampa di Torino. «L’incontro fra i mezzi di scorta e il gigantesco veliero scuola, che aveva messo alla cappa in alto mare» scriverà nella sua corrispondenza da Siracusa «è stato quanto mai suggestivo! Sul ponte il comandante, capitano Manca di Villahermosa, tutti gli ufficiali e l’equipaggio si tenevano schierati. Attorno al tripode stava sull’attenti il picchetto d’onore. Ha subito avuto inizio l’operazione di bordeggio e tutta la velatura del Vespucci ha preso il vento. Nell’aria della sera, lo spettacolo del tre alberi a vele spiegate, recante a poppa l’alto tripode fiammeggiante, aveva qualcosa di magico. L’Amerigo Vespucci è giunta poco più tardi nella rada di Siracusa, dove ha gettato le ancore davanti a una folla plaudente e strabocchevole che si accalcava sui moli. Un cadetto, allievo dell’Accademia di Livorno, ha recato a terra, su una lancia a remi, la fiaccola, ed il sindaco di Siracusa, ha acceso la face posta su un tripode. Il fuoco olimpico ha così iniziato la sua marcia verso Roma, mentre risuonavano le campane e le sirene del porto e salivano nel cielo i fuochi di artificio».
In Sicilia, dopo l’accensione del braciere, primo tedoforo sarebbe stato l’arbitro di calcio Concetto Lo Bello.
La fiaccola arrivò a Roma la sera del 24 agosto, dove arse tutta la notte su un tripode del Campidoglio.
Il 25 agosto, allo Stadio Olimpico, otto atleti consegnarono la bandiera con i cinque cerchi ad alcuni marinai. Il simbolo dei Giochi olimpici fu allora issato su un pennone, mentre tutte le campane di Roma risuonavano a festa.
L’ultimo tedoforo, Giancarlo Peris, vincitore quell’anno dei campionati studenteschi di corsa campestre della Provincia di Roma, arrivò poco dopo. Dopo un giro di campo, quindi s’avvicinò al tripode accendendo il fuoco nel grande braciere. Su un podio, il discobolo Adolfo Consolini, poteva ora pronunciare il Giuramento degli Atleti, reggendo con la mano sinistra un lembo della bandiera italiana.
Grazie alla costituzione nel 1957 del Raggruppamento  Olimpico Militare, l’apporto delle Forze Armate nell’organizzazione della staffetta si concretizzò anche nel tenere in allenamento trecento tedofori militari, nel dislocare la segnaletica delle 1176 frazioni lungo i 1516 km di strade, da Siracusa a Roma, percorsi dalla staffetta, nel trasporto dei tedofori dai punti di raccolta provinciali ai punti di partenza di ciascuna frazione, quindi nel recupero loro e della segnaletica.