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Un artista oltre il tempo

Libri e Eventi - Ada Fichera

Roma,  21 giugno 2017

​Entrando in quell'edificio medievale, dalle volte a botte, di via dei Portici 38 a Rovereto, oggi noto come Casa d'Arte Futurista Fortunato Depero, si ha subito la coscienza di essere in un luogo della memoria. Non una memoria tuttavia puramente commemorativa, ma celebrativa di quell'arte "futur-espressionista" che è stata l'attività, nonché la vita stessa di Fortunato Depero (1892-1960).

Quando, negli anni Cinquanta, l'artista vi entrò, non rimase per nulla soddisfatto del risultato strutturale ed estetico. In quello stato di delusione, mai avrebbe pensato che quella casa sarebbe diventata oggi fulcro culturale, insieme al MART – Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, della piccola cittadina trentina, nonché meta turistica frequente per appassionati da ogni parte d'Italia (e non solo).

Perché Depero non fu felice del risultato? In pieno spirito futurista, avrebbe auspicato, per quella che era la sua casa d'arte, non un edificio antico ma una costruzione ex-novo. Infatti quel palazzetto nel centro storico roveretano era nel Medioevo un ospedale e poi, nell'Ottocento, un banco dei pegni.

Eppure lì Depero, con il suo gusto e il suo estro da artista, che si mostra già dai mosaici che ricordano i pixel del computer, realizza, la prima casa futurista d'Italia (che resta anche l'unica, insieme a quella romana di Giacomo Balla, ad aver superato il segno dei tempi ed esser ancora oggi visitabile nelle sue condizioni originali).

Abbiamo visitato Casa Depero accompagnati da una delle più note e qualificate studiose dell'artista, ovvero Nicoletta Boschiero. Tale visita ha costituito l'opportunità di approfondire l'artista di Rovereto e dunque i "suoi" anni della Grande Guerra.

Sebbene la casa futurista venga fondata nel 1919, le "tracce" del primo conflitto mondiale in essa, e più in generale nell'arte di Depero, sono di considerevole rilievo.

Ma andiamo per ordine.

È il 1914, come testimonia un suo scritto di quell'anno, quando il Nostro prende coscienza del conflitto imminente: ‹‹Organizzo una esposizione a Trento. Nel mio animo non brulicano che quadri e fervore d'arte. Non leggo giornali, non seguo gli avvenimenti politici, né l'intera attività diplomatica europea. Siamo alla fine di luglio del 1914. Da sette giorni la mostra è aperta – racconta Depero - e gli avvenimenti precipitano. Il ragazzo che controlla i visitatori mi dice che l'Austria ha proclamato la mobilitazione generale. Non lo credo ed esco per assicurarmi della gravissima notizia. È proprio vera; alla Stazione, alla Posta e in altri luoghi del centro sono affissi i proclami annunciatori della guerra. Pochi minuti di riflessione e quindi subitaneo smontaggio della Mostra››.

Per parlare del Depero futurista dobbiamo attendere però l'11 marzo 1915, data in cui firma, insieme ad un altro grande futurista, Giacomo Balla, il Manifesto per la Ricostruzione Futurista dell'universo.

Depero soggiorna a lungo a Roma. In seguito, ritorna per un periodo in Trentino, che al tempo non fa parte del Regno d'Italia. Dunque, allo scoppio del conflitto mondiale, Depero, profondamente irredentista, si ristabilisce a Roma, dove lavorerà proprio con Balla.

È questa l'epoca in cui, sul profilo artistico, si impegna in un'opera di alleggerimento della sua tavolozza e della materia pittorica, introducendo un colorismo nuovo, fatto di tinte piatte più adatte ad andamenti curvilinei.

Le spinte interventiste di Depero sono sempre più forti, tanto che partecipa a molte manifestazioni che auspicano l'entrata in guerra, e a causa delle quali "ogni domenica insieme a Marinetti viene arrestato". Egli racconta le adunate con i futuristi Balla, Cangiullo e Marinetti, a piazza Venezia davanti all'Altare della Patria a Roma, "per dimostrare, con grida divampanti, l'anelito di guerra all'Austria".

Nel giugno 1915, Depero si arruola come volontario nel LII Reggimento Fanteria nell'XI Corpo d'Armata italiano, "spinto al fronte per liberare la mia terra dallo straniero". L'impegno bellico si risolve tuttavia, sul Col di Lana, in due mesi circa, a causa di problemi di salute che, nonostante "animato da fervore patriottico – come narra in un suo scritto dell'epoca –", non gli permettono di proseguire l'attività militare.

Segnato dalla guerra, nel marzo 1916, lavora, con Balla, e grazie all'appoggio di Filippo Tommaso Marinetti, alla preparazione di una mostra, le cui opere evidenziano una pittura densa e corposa, che cerca di assimilare i modi espressivi futuristi unitamente ad un immaginario estetico dinamico: grandi folle a lavoro o anche in piazza in sommossa, che fanno risaltare la visione di una guerra che da un lato è legge profonda di vita e dall'altro è intesa, in chiave futurista, come manifestazione concreta e festosa.

Molte sue opere degli anni 1914-1916 sono andate perdute, esistono ancora tuttavia delle testimonianze pittoriche di quella fase deperiana, come ad esempio Paesaggio guerresco. Esplosioni giallo nero e tricolore, creduto distrutto, poi invece ritrovato pochi anni fa in un mercatino delle pulci di Parigi ed esposto, nel 2014, alla mostra dedicata alla Grande Guerra, La Guerra che verrà non è la prima, proprio al MART.

La pittura degli anni di guerra emerge nel panorama artistico del tempo per l'astrattismo che mostra il conflitto sulla tela nelle fattezze di un fumetto dai toni rassicuranti. Il soldato morto non è più qui un soggetto drammatico, ma un attore inserito in un contesto pittorico ma teatrale, carnevalesco e festoso. Il rifugio nella finzione e nell'illusione è un modo, per Depero e per molti altri futuristi, di trasmettere un'esperienza bellica al di là di una forza oscura che, attraverso il sangue e la morte, ostacola il fluire della storia.

Negli anni Venti e Trenta, Depero disegnerà per riviste come "Vogue" e si occuperà anche di collage ed illustrazioni per campagne pubblicitarie come quella della "Campari", o di realizzazione di marionette in legno, senza alcun pregiudizio gerarchico fra un tipo di arte ed un altro. Esemplari di questa sua fervida attività sono visibili, in gran numero, proprio nella casa di Rovereto. A riprova della grandezza di un artista e di un uomo che ha saputo vivere il suo tempo ed oltre esso.

Casa Depero è stata ristrutturata nel 2009 in occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo su Le Figaro, ed è aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 18.

E fino al 2 luglio, a Traversetolo (Parma) la Fondazione Magnani Rocca ospita una grande mostra dedicata all'artista nella Villa di Mamiano. Oltre cento opere tra dipinti, le celebri tarsie in panno, i collage, disegni, abiti, mobili, progetti pubblicitari, in una mostra frutto della collaborazione istituzionale fra il Mart, e la Fondazione Magnani Rocca, curata proprio da Nicoletta Boschiero, insieme a Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione.