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Operazione Sophia

Focus Difesa - Antonello De Renzis Sonnino

Roma,  12 aprile 2016

​​Si tratta di una parte della nostra strategia operativa, efficace, che sta producendo risultati ed è qualcosa su cui l'Europa è unita, non solo nei processi decisionali ma anche in termini operativi": queste le parole dell'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, riferendosi ai risultati raggiunti dalla missione EUNAVFOR MED (EUropean NAVal FORce MEDiterranean), nota anche come operazione Sophia.
Era la notte del 18 aprile scorso quando una piccola imbarcazione, che si stima trasportasse circa 700 migranti, si capovolse all'interno delle acque territoriali libiche, a circa 130 miglia a sud dell'isola di Lampedusa. Nonostante i coraggiosi sforzi della Marina Militare italiana e maltese e di altre imbarcazioni presenti nella zona, furono recuperati solo 28 superstiti. Una tragedia questa che l'UNHCR definiva come la più grande tragedia avvenuta nel Mediterraneo nel corso di questa crisi. Da allora la Marina Militare italiana ha condotto e conduce operazioni volte a recuperare le salme intrappolate a più di 300 metri di profondità all'interno dello scafo affondato. La reazione dell'Unione Europea, però, non si fece attendere e solo due giorni dopo una riunione straordinaria dei ministri degli interni e degli affari esteri dei paesi membri portò alla firma di un piano di azione basato su 10 punti e volto al contrasto del fenomeno della migrazione clandestina e del traffico di esseri umani.
Il secondo punto di questo piano, "Impegno sistematico al fine di catturare e distruggere le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti" si è concretizzato in EUNAVFOR MED, un'operazione militare con lo scopo di contribuire a minare le fondamenta del business model dei trafficanti e contrabbandieri di uomini, negandogli la libertà di movimento e neutralizzando le imbarcazioni e le infrastrutture a loro disposizione. Con la decisione 778/2015 del Consiglio Europeo del 18 maggio scorso si lanciava una missione militare, designando il Quartier Generale dell'Unione Europea situato a Roma - Centocelle presso l'ex aeroporto F. Baracca e nominando l'Ammiraglio di Divisione Enrico Credendino quale Operation Commander. Iniziava, così, una vera e propria maratona che, in tempi record, ha permesso di passare dall'idea all'azione. Il mese successivo, veniva infatti approvato l'"Operational Plan" (OPLAN) ed il 22 giugno una ulteriore decisione del Consiglio Europeo dava il via all'Operazione EUNAVFOR MED.

 
Il piano operativo
Sono 4 le fasi previste nel piano operativo della missione:
• Fase UNO, conclusasi lo scorso 7 ottobre, volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani;
• Fase DUE, durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase     è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell'invito del relativo Stato costiero;
• Fase TRE, volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti, sia in mare che a terra, e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di una specifica Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e del consenso e della cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero;
• Fase QUATTRO, che prevede il ritiro delle forze al termine della missione.
Tutte le attività svolte, ed in programma nelle varie fasi, sono condotte nel pieno rispetto delle leggi internazionali vigenti e in particolare, delle norme sullo status di rifugiato e quelle relative ai diritti umani. Inoltre, ogni passaggio di fase deve essere approvato e stabilito dallo stesso Consiglio d'Europa a seguito di proposta dell'Operation Commander e delle conseguenti valutazioni dei 28 stati membri.

 
La rotta della morte
Nel mese di ottobre scorso, molte organizzazioni e istituzioni internazionali, governative e non, hanno onorato, con varie iniziative, il secondo anniversario della tragedia in cui almeno 366 persone persero la loro vita nelle vicinanze dell'isola di Lampedusa. Da allora, 3 ottobre 2013, il flusso di migranti è stato incessante richiedendo l'impegno senza sosta della Marina Militare e delle istituzioni italiane, in prima battuta, con le operazioni Mare Nostrum e Mare Sicuro, e successivamente di numerose organizzazioni non governative e dell'Unione Europea attraverso l'operazione TRITON (dell'Agenzia FRONTEX) ed EUNAVFOR MED.
Ad oggi, nel 2015, più di 800.000 migranti sono giunti in Europa e, mentre nel mese di settembre la rotta balcanica, principalmente terrestre, ha visto decuplicare il transito di migranti, sulla rotta del Mediterraneo Centrale, per la prima volta negli ultimi 3 anni, è stata registrata una riduzione del 9% del flusso migratorio.
Dati, questi, che se paragonati a quelli disponibili prima dell'avvio dell'Operazione EUNAVFOR MED, dimostrano che molto è cambiato in questi 4 mesi. Nel mese di maggio, infatti, il flusso migratorio era egualmente distribuito tra la rotta centrale e quella orientale/balcanica mentre oggi meno del 25% dei migranti sceglie la rotta del Mediterraneo centra centrale.
Un cambio di tendenza che può essere attribuito a numerose cause ma che, certamente, è anche legato all'azione di deterrenza portata avanti dai numerosi assetti navali in area, all'aumento dei controlli che l'Egitto ha implementato sui propri confini, rendendo più difficile il transito verso la Libia, ed al fatto che la rotta orientale è meno rischiosa. Purtroppo infatti, nonostante gli sforzi della comunità internazionale, la rotta centrale rimane la più pericolosa con un tasso di mortalità pari al 2%, mentre sulla rotta balcanica tale percentuale scende allo 0,1%. Sono infatti più di 2800 i migranti che, nel 2015, hanno perso la vita cercando di raggiungere l'Italia, e l'Europa, prendendo il mare dalle coste libiche.

 
La fase I: dispiegamento delle Forze e raccolta di informazioni
Con il contributo di 22 stati membri (Italia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria), l'operazione EUNAVFOR MED è entrata nel vivo il 26 giugno scorso, con la partenza da Taranto di nave Cavour, designata unità di bandiera della costituenda Task Force europea. A bordo della portaerei italiana, il Contrammiraglio Andrea Gueglio, nominato Force Commander, ovvero Comandante delle Forze in mare, ed uno staff internazionale composto da circa 80 ufficiali e sottufficiali. Il 27 luglio, a seguito dell'integrazione di una nave idrografica inglese nonché di una fregata e una nave ausiliaria tedesca, la task force ha quindi raggiunto la piena capacità operativa nel Mediterraneo Centrale, in un'area di operazione di circa 525.000 miglia nautiche quadrate (più di 6 volte la superficie dell'Italia).
Solo un mese dopo, anche grazie al determinante contributo degli assetti aerei a disposizione (3 elicotteri e 3 aerei da pattugliamento), l'ammiraglio di divisione Enrico Credendino, annunciava al Comitato Politico e di Sicurezza (COPS) dell'Unione Europea il pieno successo della prima fase. Gli assetti navali e aerei di EUNAVFOR MED avevano, infatti, raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, raccogliendo le informazioni necessarie al passaggio alla fase successiva in acque internazionali e finalizzata al contrasto attivo della loro attività. Di particolare interesse il fatto che alla data del passaggio ufficiale alla seconda fase, lo scorso 7 ottobre, erano state 22 le occasioni in cui gli assetti di EUNAVFOR MED avevano avvistato possibili imbarcazioni di trafficanti operanti al di fuori delle acque territoriali libiche. Purtroppo il mandato della prima fase non consentiva l'abbordaggio di queste imbarcazioni e, tantomeno, il fermo dei criminali coinvolti.
Un'attività, questa, ora possibile nell'ambito della seconda fase in alto mare che è stata ulteriormente confermata dalla risoluzione nr. 2240 in data 9 ottobre 2015 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, approvata dai 15 Stati membri con l'unica eccezione del Venezuela che nello specifico caso si è astenuto.

Principali risultati ottenuti
Negli ultimi 3 mesi, a seguito delle attività condotte dalla Task Force di EUNAVFOR MED operazione Sophia, attualmente composta da 6 navi (1 portaereomobili, 1 fregata, 1 corvetta, 1 nave ausiliaria, 1 idrografica e 1 cacciamine) e 6 assetti aerei (3 elicotteri e 3 aerei da pattugliamento), 43 sospetti trafficanti sono stati individuati e consegnati alle autorità di polizia italiane e 54 imbarcazioni utilizzate per il trasporto dei migranti sono state rese indisponibili per ogni possibile riutilizzo criminale anche perché, se lasciate alla deriva, avrebbero potuto costituire un serio pericolo per la sicurezza della navigazione. Risultati concreti, questi, recentemente riconosciuti nel corso di numerosi incontri istituzionali, anche nei paesi del Nord Africa. L'operazione Sophia funziona come efficace deterrente, soprattutto ora che, nella seconda fase, la task force può compiere abbordaggi e procedere al fermo dei sospetti scafisti in alto mare. Inoltre, si è di fatto assistito ad un cambiamento significativo del modus operandi: prima il barcone con i migranti veniva scortato fino nelle acque internazionali da una unità più piccola, quella degli scafisti, che poi restava in zona per recuperare l'imbarcazione non appena ultimate le operazioni di soccorso. Ora questo non succede più: gli scafisti temono di essere arrestati e rimangono ben alla larga. In aggiunta, le navi dell'Operazione Sophia hanno potuto salvare più di 7000 vite contribuendo allo sforzo che l'Italia, con l'Operazione Mare Sicuro, l'Europa con l'Operazione Triton dell'Agenzia Frontex e molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali, con le quali EUNAVFOR MED è in stretto coordinamento, stanno portando avanti nel Mediterraneo Centrale. Un'attività, questa, che pur non rientrando nel mandato assegnato alla missione, è un obbligo ineludibile per il diritto internazionale nonché morale proprio del DNA di ogni marinaio, in adempimento al quale l'operazione SOPHIA si è attivamente impegnata, prevedendo il soccorso quando chiamata ad intervenire dal competente Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo. Ciò è avvenuto sino ad oggi e continuerà ad avvenire nel prosieguo della missione.