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Stress lavoro correlato. Nuovi indicatori e biomarcatori.

Lavoro e Sicurezza - Domenico Della Porta

Roma,  29 gennaio 2013

Attraverso l’esame del capello o l’analisi della saliva si riuscirà a comprendere, nel giro di qualche anno, se il lavoratore è o meno affetto da stress lavoro correlato, superando così i non pochi dubbi legati ad una diagnosi prevalentemente soggettiva. Lo stress infatti è un fenomeno estremamente complesso, in quanto ciò che una persona considera stressante può essere percepito come gratificante da un’altra e viceversa. E' pertanto  praticamente impossibile fornire soluzioni o consigli universalmente validi.

Elemento prioritario e fondamentale è l’acquisizione della consapevolezza della propria situazione: imparare ad ascoltare se stessi, le richieste del proprio corpo e della propria mente, percepire come tali i primi segnali di stress (disturbi del sonno, mal di testa, disturbi gastrointestinali, allergie, calo del desiderio sessuale, dolori muscolari, disturbi dell’appetito, aumento di tabagismo o assunzione di alcool, ansia, indecisione, difficoltà di espressione, atti maldestri, ecc.).

Quando lo stress è legato all’attività lavorativa diventa un rischio reale e di impatto crescente per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Esso si manifesta nel momento in cui le richieste dell’ambiente di lavoro superano la capacità del lavoratore di affrontarle e gestirle. Ad oggi lo stress lavoro correlato viene valutato ricorrendo all’analisi di indicatori aziendali (infortuni sul lavoro, assenze per malattie, assenze dal lavoro, turnover, richieste di visite mediche straordinarie, ecc.), di indicatori di contesto di lavoro (funzione organizzativa, ruolo nell’ambito dell’organizzazione, evoluzione nella carriera, rapporti interpersonali, ecc.) ed indicatori di contenuto del lavoro (ambiente di lavoro e attrezzature di lavoro, pianificazione dei compiti, carico di lavoro, ritmo di lavoro, orario di lavoro).

La ricerca più avanzata in Medicina del Lavoro, invece, è orientata ad individuare una serie di biomarcatori per determinare il grado di stress presente in un lavoratore, alla luce della valutazione obbligatoria che occorre effettuare per adempiere in maniera corretta, puntuale e rigorosa alla normativa in materia di tutela della salute sul lavoro attualmente vigente, vale a dire il decreto legislativo 106 del 2009.  La notizia è venuta fuori nel corso del  75° Congresso della Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII) svoltosi  a Bergamo.

Anche se lo stress lavoro correlato è stato associato ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, ha precisato il prof. Giovanni Maina, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Torino, gli eventi fisiopatologici alla base di questa relazione risultano ancora incerti. Ecco perché, continua Maina, vengono analizzati i progressi compiuti per identificare i biomarcatori delle due vie neuroendocrine, quella dell’asse simpatico-adrenergico e quella dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, coinvolte nella relazione tra stress e salute  e quali iniziative possono essere adottate per realizzare pienamente le potenzialità di questi marcatori biologici. Questi ultimi derivano proprio dalla ricerca psiconeuroendocrinologica in quanto appartengono alla categoria di biomarkers di effetto intermedio e rispetto ai biomarcatori di esposizione, sono biomarcatori di dose effettiva e/o di effetti biologici precoci e come tali più vicini agli effetti sulla salute e potenzialmente utili a fornire informazioni anche di natura prevenzionale.

L’attenzione, secondo i risultati presentati, è rivolta alle catecolamine plasmatiche ed urinarie per quanto riguarda il sistema nervoso autonomo.

Relativamente all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, invece, i ricercatori hanno valutato le variazioni del cortisolo al risveglio e dopo il risveglio, a quello determinabile nel capello e alla quantità di testosterone e prolattina, rispettivamente per gli uomini e per le donne.

L’analisi dei primi risultati, anche se restano ancora molte incertezze sulle implicazioni cliniche,  in quanto si è solamente alla fase iniziale, porta ad evidenziare che lo stress lavoro correlato (SLC) è associato ad un aumento dei livelli di catecolamine (in particolare da campioni urinari), ridotti livelli di variabilità della frequenza cardiaca, aumento della risposta del cortisolo al risveglio, aumento dei livelli di prolattina e riduzione dei livelli di testosterone.

Resta ora da superare i non pochi interrogativi sui loro effetti sulla salute dei lavoratori.