Ministero della Difesa

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Storia del Policlinico Militare di Roma

La nostra Storia - Magg. Gen. Med. Francesco TONTOLI – Col. Me. Corrado Durante

Roma,  26 settembre 2012

L’Ospedale Militare di Roma è pregno di storia sia al di sopra che al di sotto delle sue fondamenta; quindi per comprendere appieno il significato culturale e storico dell’Ospedale è opportuno cominciare l’esplorazione cronologica  a partire dal sottosuolo ovvero dalle sue radici spirituali e mistiche che conferiscono ad esso una forte anima cristiana.

Il Celio, uno dei sette colli su cui l’antica Roma si estendeva – anzi l’ultimo in ordine temporale ad essere compreso nella cerchia muraria di epoca repubblicana –  faceva parte della Regio II della divisione Augustea della città, detta Caelimontium; in realtà, anticamente, il colle veniva chiamato Querquetulanum, ovvero il colle delle querce. Solo più tardi al colle si sarebbe imposto il nome attuale, dovuto a Caelius Vibenna, valente condottiero etrusco,  uno dei fratelli di Vulci con l’aiuto del quale, Servio Tullio sarebbe riuscito ad occupare prima il Celio poi il resto di Roma, di cui divenne il suo VI Re.

Il Celio dal punto di vista geologico è una dorsale quasi interamente tufacea lunga 2 Km, larga 400-500 mt che dall’altipiano dell’Esquilino  avanza tra la valle Marrana e quella in cui corre la via Labicana fino alla valle di S. Gregorio.

Con la riforma di Augusto tra il 10 e il 4 a.C. , il Celio diviene, come detto, la seconda regione della città; in epoca Costantiniana aveva 7 Vici o Rioni, 3600 Insulae o palazzi d’affitto, 127 Domus o palazzi privati, 85 bagni pubblici, 65 fontane e 15 forni per il pane.

La caratteristica della zona fu quella di ospitare numerose caserme, case da gioco, postriboli, abitazioni aristocratiche, nonché luoghi di culti orientali e misteri riguardanti in particolare la venerazione di Cibele, la Dea dei leoni, e Attis, suo figlio,  divinità  originarie dell’Asia minore, esattamente dell’Anatolia. Testimonianza dei riti misteriosi che si svolgevano in nome delle due divinità è la Basilica Hilariana di cui tratteremo successivamente.

Con l’avvento del Cristianesimo la zona si arricchì di ospedali e ospizi in genere come quello assai antico dello Xenodocum, annesso all’antico oratorio dei SS. Erasmo e Abbacciro (che sorge nell’ambito dell’Ospedale Addolorata).

Gli accampamenti più noti nella zona del Celio (i cosiddetti Castra Caelimontana) ove sorge il Policlinico Militare di Roma furono principalmente:   

  • I castra aequitum singularium che ospitavano un corpo scelto di cavalleria al servizio personale dell’Imperatore (area della Basilica di S. Giovanni);
  • I castra peregrinorum che erano una specie di caserma di soldati provinciali impiegati in Roma per funzioni particolari (area di via S.S. Rotondo);
  • La statio cohortis V vigilum , una sorta di coorte di pompieri o polizia urbana (di cui furono trovate incisioni nel 1882 presso l’ingresso dell’Ospedale).

 

Il carattere anche residenziale fin dall’antichità di questo settore II di Roma è documentato dalla presenza della dimora dei Laterani, nobile famiglia romana, dalla Domus Faustae (II moglie di Costantino), la villa di Domitia Lucilla (madre di Marco Aurelio) e la Domus Valeriorum che successivamente verrà trasformata nel Xenodochium Valeriorum specie di ospedale-ospizio per i forestieri.

Particolare menzione va fatta per la Domus Symmacorum, ovvero la Villa di Symmaco, uomo politico del IV sec. d.C., prefetto e console, le cui vestigia giacciono al di sotto dei padiglioni del Ns. Ospedale.

La Basilica Hilariana - II sec. d.C.- fu fatta costruire da un certo Manlio Publicio Hilario o Hilaro, mercante di pietre preziose e seguace del culto di Cibele.

I resti della Basilica, unici reperti visibili nella zona del Policlinico Militare, sono venuti alla luce in seguito alle ricerche archeologiche iniziate con i lavori di ristrutturazione del nosocomio nel febbraio 1987.

Si narra che in questa sede si praticassero dei riti particolari, legati come detto al culto di Cibele e Attis. Secondo legenda questi ultimi sarebbero discesi da Enea e ciò spiega il carattere quasi ufficiale del culto, nonostante le pratiche violente e il carattere orgiastico che contraddistinguevano tale venerazione.

Il viaggio attraverso la storia del Policlinico Militare di Roma lascia il sottosuolo per proseguire adesso all’aperto quando correva l’anno 1870 e la capitale del regno fu trasferita a Roma. La città di allora era urbanisticamente del tutto impreparata a ricevere il governo della nuova nazione e dovette essere dotata, in breve tempo, degli edifici necessari ad accogliere le pubbliche amministrazioni, tra le nuove costruzioni furono comprese anche quelle di carattere militare a causa della maggiore concentrazione a Roma delle truppe.

L’Ospedale Militare fu aperto nella prima metà del 1873 adattando il convento annesso alla Chiesa di S. Antonio Abate sull’Esquilino, vicino alla Basilica di S.Maria Maggiore.

Era una soluzione provvisoria, di ripiego, infatti con il passare degli anni la presenza delle truppe in città aumentò drasticamente, per cui si rese necessaria la edificazione di un nuovo Ospedale Militare. Con un Decreto del 14 dicembre 1880 venne prevista la costruzione di due Ospedali Militari, uno principale ed uno ausiliario, rispettivamente capaci di 500 e 400 posti letto.

Preoccupazioni di ordine igienico sanitario avevano infatti escluso, nel 1881, la costruzione di un unico nosocomio di 1000 posti letto, preferendo la soluzione di due ospedali separati: quello principale sulla sinistra del fiume Tevere e quello ausiliario alle pendici del Monte Mario.

Accantonata la costruzione dell’ospedale ausiliario, la scelta dell’area su cui edificare quello principale cadde sul colle Celio, sia per la sua posizione strategica in una periferia tranquilla e silenziosa, sia perché immerso nel verde di parchi e orti, tra le vestigia dei ruderi romani e le strade poco trafficate.

Il 15 luglio 1885, dopo l’approvazione definitiva del progetto (il Ministro della Guerra appaltò il progetto particolareggiato nel 1884, approvando una variante al prospetto principale di entrata, gravitante nell’odierna Piazza Celimontana), veniva effettuata la “posa della prima pietra”. Con una semplice cerimonia alla presenza del Direttore del Genio Militare di Roma Col. Luigi Durand De La Penne (1838-1921) veniva dunque cominciato  il più grande nosocomio militare d’Italia.

Per la costruzione dell’Ospedale venne demolita nel 1888 la Villa Casale, una delle ville rinascimentali (XV-XVI sec.) che si erano andate formando sui colli romani, che sorgeva in asse con via S.S. Rotondo, i cui viali si estendevano verso via Annia e con un ingresso secondario che si apriva sul Largo della Sanità Militare.

L’Ospedale verrà ultimato il 20 maggio 1891; la sua costruzione durerà cinque anni e dieci mesi, con alcune interruzioni intermedie, per una spesa complessiva di circa 4.300.000 di vecchie lire e nello stesso anno, senza una cerimonia inaugurale, entrerà in attività sotto la direzione del Ten.Col.med. Ettore Ricciardi.

Dell’area definita dal Ministero della Guerra di circa 120.000 mq, occupante parte delle Ville Casale e Fonseca, il complesso ospedaliero occupò soltanto mq 53.420, estendendosi con vari fabbricati a “padiglioni”, idonei alle condizioni igienico-sanitarie, uniti da un ponte metallico a due piani dal caratteristico stile “Liberty”, dal nome della ditta Arthur Lasemby Liberty, specializzata in importazioni di prodotti orientali ed aperta a Londra nel 1857, che diventò espressione di istanze d’arte innovatrici, sorte in tutta Europa alla fine dell’800 fino ai primi del 900.

L’area occupata dall’Ospedale ha forma di rettangolo con latri di circa metri 300 x 400. I malati sono accolti in otto padiglioni a pianta rettangolare, a tre piani, collegati tra loro attraverso una pensilina superiormente scoperta. Questa pensilina si stacca da un grande emiciclo a due piani, cui si accede appena superato l’ingresso principale, ed ha una lunghezza totale di 308 metri  e una larghezza di 8 metri. Questo leggero ponte metallico, primo esempio in Europa di struttura pensile per scopi sanitari, si inserisce armoniosamente nell’intero complesso ed ha costituito una soluzione elegante e funzionale del problema di collegare fra loro i vari padiglioni, soluzione che rispondeva alla tipologia allora considerata più idonea alla funzionalità di un ospedale.

Alla struttura furono aggiunti degli elementi decorativi, come bassorilievi di teste di leone (il mito di Cibele?) inseriti nella parete delle travi; queste decorazioni, anche se in un progetto di oggi non sarebbero accettate, per la loro semplicità ed eleganza non stonano con le strutture portanti.

All’interno dell’ampio atrio d’ingresso, si ergono due meditativi complessi figurali bronzei, posti ai suoi lati. Il primo sulla destra è dedicato al “Soldato della Sanità” caduto nella Grande Guerra 1915-18. La scultura è opera di Paolo Bartolini (1859-1930), autore tra l’altro della Quadriglia bronzea raffigurante la Libertà posta sulla sommità del Vittoriano. Fu inaugurato nel 1929 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Il secondo figurale, posto sulla sinistra, inaugurato il 18 marzo 1900 alla presenza dei reali Umberto I e Margherita, esalta il ricordo degli “Ufficiali Medici caduti i guerra” nella Campagne di Crimea, d’Italia e d’Africa (1848-1898).

Il periodo bellico delle grandi guerre mondiali e della campagna D’Africa dei primi anni venti vede l’Ospedale Militare impegnato nel ricovero dei combattenti sgomberati dal fronte  o dai territori d’oltremare: in questi anni non venne redatta alcuna memoria storica dell’Ospedale né tantomeno alcun diario storico poiché l’Ospedale non partecipava ai conflitti come unità mobilitata.

Dalla memoria storica del 1946, la prima redatta dopo il conflitto mondiale, si devono ricordare almeno due episodi in cui il personale dell’Ospedale Militare si è distinto per spiriti di sacrificio e forza morale, nei gg. seguenti l’armistizio dell’8 settembre 1943 durante i quali l’Ospedale venne  a trovarsi nella zona dei combattimenti ed il suo personale si prodigò non solo nella cura ma anche nel reperimento e la raccolta dei feriti e delle salme nei posti di combattimento. L’altro momento di alto senso di eroismo e devozione si verificò durante le azioni aeree alleate e la creazione della testa di sbarco di Anzio che fecero affluire feriti e ammalati prelevati da personale dell’Ospedale inviato con ambulanze nonostante i gravi pericoli incombenti.

Nel 1952 l’Ospedale Militare prese il nome di Ospedale “Attilio Friggeri” per onorare la memoria della Medaglia d’Oro Attilio Friggeri, sottotenente medico romano caduto eroicamente al comando di un reparto di granatieri, il 3 giugno 1942 a Slebic (Slovenia).

Alla fine degli anni ottanta, in seguito ad un ampia manovra di rinnovamento della organizzazione del Servizio Sanitario Militare, l’Ospedale Militare, divenuto anni addietro Principale, di Roma assunse la denominazione di Policlinico Militare di Roma.

Nel  luglio 1997, tutti gli Uffici della Direzione e del Servizio Amministrativo furono trasferiti, dalle sedi abituali all’interno della infrastruttura del Policlinico, nella palazzina che era sede del Comando del Corpo di sanità dell’Esercito all’interno del comprensorio di Villa Fonseca.

L’Ospedale Militare nato nella città di Roma in un epoca storica di profondo travaglio politico e intellettuale, ha rappresentato quindi nel corso degli anni un caposaldo non solo di carattere sanitario ma soprattutto spirituale e morale per tutte le generazioni di uomini e medici che si sono successe e che hanno fatto della capitale il cuore culturale del nostro Paese.