Ministero della Difesa

15 luglio 2021

1921-2021 i 100 anni del Milite Ignoto: la ricerca delle undici salme


​Il 24 agosto 1920, il generale Giulio Douhet, dalle colonne del giornale “Il Dovere”, testata di riferimento dell’Unione nazionale ufficiali e soldati, associazione da lui fondata, dichiarò:

“Tutto sopportò e vinse il Soldato. Perciò al Soldato bisogna conferire il sommo onore, quello cui nessuno dei suoi condottieri può aspirare neppure nei suoi più folli sogni di ambizione. Nel Pantheon deve trovare la sua degna tomba alla stessa altezza dei Re e del Genio”.

Questa idea e proposta di onorare i sacrifici e gli eroismi della collettività nazionale nella salma di un soldato sconosciuto fu accolta con entusiasmo: il decreto sulla "Sepoltura della salma di un soldato ignoto" venne approvato dal parlamento del Regno d'Italia il 4 agosto 1921 all’unanimità e senza dibattito; come luogo della tumulazione fu scelto il Monumento a Vittorio Emanuele II 1, noto anche come Vittoriano.

L’iter per individuare la salma del Milite Ignoto fu demandata al Ministero della Guerra retto dall’Onorevole Luigi Gasparotto – che aveva combattuto con onore durante il conflitto. Fu stabilito che le ricerche dovessero essere condotte nelle zone più avanzate dei principali campi di battaglia, in totale undici siti: San Michele, Gorizia, Monfalcone, Cadore, Alto Isonzo, Asiago, Tonale, Monte Grappa, Montello, Pasubio e Capo Sile. Su ciascun campo di battaglia, alla presenza di tutti i membri di una commissione 2, appositamente nominata, doveva essere ricercata ed esumata la salma di un caduto, certamente non identificabile. Le undici salme, infine, dovevano essere sistemate in altrettante identiche casse di legno, fatte allestire a Gorizia e traslate nella Basilica di Aquileia entro il 27 ottobre. Il successivo giorno 28, dopo la benedizione dei feretri, la mamma di un disperso in guerra avrebbe designato la salma che doveva essere onorata in eterno come “Ignoto Militi” 3.
 
La ricerca della prima salma fu effettuata vicino a Rovereto dove erano situati i punti più avanzati della massima penetrazione italiana: Zugna Torta, Coni Zugna, Costa Violina, Monte Forno e altre località, conquistate d’impeto nel 1915 e perse nel 1916 a seguito della Strafe Expedition.
 
Nonostante le più accurate ricerche, tuttavia, non venne rinvenuta alcuna salma insepolta. Venne allora deciso di esumarne una tra quelle di ignoti sepolti 4 in un vicino cimitero di guerra 5.

Per la ricerca della seconda salma le ricerche si concentrarono sul massiccio del Pasubio 6, Come per la prima salma, le ricerche non portarono ad alcun risultato; venne deciso, anche questa volta, di esumarne una da un vicino cimitero di guerra.

Per la ricerca della terza salma la commissione si recò sull'Altipiano di Asiago e più precisamente sul Monte Ortigara, dove la commissione, per la prima volta, individuò un Caduto che era praticamente insepolto ma nascosto, forse dai commilitoni che non potendo seppellirlo dignitosamente lo avevano in qualche modo protetto affinché il corpo non fosse straziato dagli animali.

Per la ricerca della quarta salma, le ricerche si concentrarono nella zona della Cima Grappa. In questo territorio fu rinvenuta una salma sotto una croce in una valletta: l’esame degli indumenti non rivelò elementi atti ad una sua possibile identificazione.

Lasciata Bassano con le quattro salme sino ad allora recuperate, la commissione partì per Conegliano, effettuando una sosta sul Montello per ricercarvi la quinta salma. Neanche qui, per quanto accurate fossero le ricerche, vennero rinvenute salme; si decise di esumarne una dal vicino cimitero di guerra che era stato allestito sul versante meridionale della collina. E’ bene ricordare che per quanto attiene ai cimiteri di guerra occorre sempre fare riferimento alla situazione del 1921 quando, dismessi i piccoli cimiteri a ridosso delle trincee, le salme venivano accentrate in aree cimiteriali più ampie che consentivano una più accurata manutenzione delle sepolture. Non erano stati ancora costruiti i più maestosi sacrari, ancora oggi esistenti, che risalgono agli anni Trenta. Nel 1921, il cimitero di guerra del Montello sorgeva a quota 176, in località denominata “Colesel dè Zorzi”, proprio dove oggi sorge il grande Sacrario progettato dall’architetto Nori Romano, a circa 2 km dall'abitato di Nervesa della Battaglia (Treviso) 7. Il cimitero, allora, ospitava circa 9000 caduti dei quali più di un terzo ignoti. Tra questi, dunque, venne esumata la quinta salma che, ricomposta in una delle casse fatte allestire a Gorizia, fu avviata verso Conegliano.

Per la ricerca della sesta salma la commissione si trasferì sul basso Piave. Tra gli intendimenti della commissione vi era quello di recuperare la salma di un caduto della Regia Marina. Di per sé, la Marina, difficilmente può avere caduti ignoti in quanto a bordo delle navi non vengono adottate quelle norme di sicurezza che usano le truppe di terra, come togliere dalle uniformi distintivi, mostrine, gradi, fregi e documenti personali prima di ogni combattimento. Unica possibilità di esumare la salma di un marinaio, dunque, era quella di ricercarla in una zona in cui i marinai combatterono a terra come fanti. Le ricerche vennero condotte nella zona di Cortellazzo-Caposile dove il Reggimento di fanteria di marina “San Marco” combatte lungo l’argine di riva destra del Piave, nel settore affidato alla Brigata “Granatieri di Sardegna”.

Per quanto accurate, comunque, le ricerche non dettero alcun esito: si decise di esumarne una dal vicino cimitero di guerra denominato “dei cannoni”, così chiamato perché nel punto d’incrocio dei due viali ortogonali sorgeva un monumento in pietra d’Istria di forma tronco-piramidale con un bassorilievo raffigurante un pontone della Regia Marina e una iscrizione dettata da Gabriele D’Annunzio; questo cimitero oggi non esiste più, e le salme che vi erano tumulate sono state traslate al sacrario sul Lido di Venezia 8.

Per la ricerca della settima salma la commissione si trasferì in Cadore e precisamente a Cortina d’Ampezzo. Dalle cronache e resoconti dell’epoca, sembra che le ricerche furono svolte sulle Tofane e sul Passo Falzarego, ma non venne rinvenuta alcuna salma insepolta. Come già attuato in analoghe circostanze, si fece ricorso all’esumazione di una salma tra quelle di ignoti di un vicino cimitero di guerra; oggi quel piccolo cimitero non esiste più: al suo posto sorge il Sacrario militare di Pocol 9, costruito nel 1935 su progetto dell’ingegnere Giovanni Raimondi.

Per la ricerca dell’ottava salma la commissione, il 20 ottobre, si recò sul Monte Rombon; anche qui, una croce in legno, ormai marcito, fu di aiuto per il suo ritrovamento.

La nona salma fu rinvenuta durante le ricerche sul Monte San Michele, su un’altura ad Est del capoluogo isontino, chiamata Monte San Marco. Vicino allo scavo di una trincea, poco distante dall’obelisco con cappella votiva che rappresentava il punto di maggior penetrazione in quel settore, si cominciò a scavare sotto una croce e pian piano apparve il soldato che vi era tumulato.

Per la decima salma le ricerche vennero effettuate a Castagnevizza del Carso, in un tratto non molto distante da un monumento ossario. Un palo di legno con un pezzo di filo spinato ancora attaccato fece presumere di trovarsi in presenza di un tratto presidiato di trincea, nelle cui vicinanze fu notata una piramide di pietra che fu sufficiente rimuovere per portare alla luce i resti di un caduto.

Per l'ultima salma le ricerche si concentrarono in quel breve tratto di fronte compreso tra Castagnevizza e il mare, in una zona molto presumibilmente delineata da questi tre elementi: l'Erma, il corso del Timavo e le pendici del monte Hermada. Anche qui venne rinvenuta una croce di legno come le altre marcita dal tempo, sotto la quale si ritrovarono i resti di un caduto: così anche l'undicesima e ultima salma fece il suo ingresso a Gorizia, nella chiesa di Sant'Ignazio. Gorizia celebrò per quegli undici, e per tutti i Caduti che la guerra aveva preteso, una solenne messa funebre composta dal goriziano Corrado Cartocci ed eseguita per la prima volta in occasione dei funerali di Re Umberto I.

 


Vittorio Emanuele II, il primo re d'Italia, è considerato il Padre della Patria; alla sua morte, nel 1878, fu deciso di costruire un monumento che lo celebrasse e con lui l'intera stagione risorgimentale. Il complesso monumentale fu inaugurato da Vittorio Emanuele III, nipote di Vittorio Emanuele, iI 4 giugno 1911: l’evento rappresentò il culmine dell'Esposizione Internazionale che celebrava i cinquanta anni dell'Italia unita. Per ulteriori informazioni:

- https://www.quirinale.it/page/vittoriano

- https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Lazio/Pagine/AltaredellaPatria.aspx

2 La commissionata era presieduta dal tenente generale Giuseppe Paolini (Medaglia d'Oro al Valor Militare), capo dell'ufficio Cure e Onoranze alle Salme dei Caduti in guerra, ed era composta dai seguenti membri: Col. Vincenzo Paladini; maggiore medico Nicola Fabrizi; tenente Augusto Tognasso (mutilato di guerra); serggente Giuseppe De Carli (Medaglia d'Oro al Valor Militare); caporal. maggiore Giuseppe Sartori (Medaglia d’Argento al Valor Militare); soldato Massimo Moro (Medaglia d’Argento al Valor Militare).

3 È l’espressione latina dell’epigrafe incisa sulla tomba del Milite Ignoto all’Alta della Patria.

4 Durante la guerra, i caduti venivano tumulati, se possibile, in piccoli cimiteri allestiti a ridosso delle trincee e senza che venissero adottate particolari cautele, nella nuda terra, molto spesso in fosse comuni; la sepoltura dei soldati caduti in territorio avversario era, invece, affidata al sentimento di pietà, ma anche alle possibilità di occuparsene da parte dell’esercito nemico.


5 Il maggior cimitero di guerra del trentino sorgeva in località Lizzana, sul Colle di Castel Dante, proprio vicino a Rovereto.


6 Il massiccio del Pasubio si trova dove un tempo correva la linea del fronte durante la Grande Guerra: teatro di lunghi e aspri combattimenti tra le truppe italiane ed austro-ungariche, conserva numerose testimonianze di quel periodo: crateri delle bombe, numerose opere di ingegneria militare, prima tra le quali la Strada delle 52 gallerie, opera imponente che attrae tanti turisti ed escursionisti che non soffrono di…vertigini. La zona sommitale del Pasubio è stata dichiarata "Zona Sacra" nel 1922, per onorare i tanti combattenti caduti su queste cime, ai quali è dedicato anche il monumentale Ossario del Pasubio, nei pressi di Passo Pian delle Fugazze


7 https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Veneto/Pagine/Montello.aspx


8 https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Veneto/Pagine/Venezia.aspx


9 Il Sacrario militare di Pocol è costituito da una grandiosa torre quadrata alta 48 metri, con un basamento a due ripiani che racchiude il vero e proprio Sacrario, in cui sono raccolti i resti di  caduti italiani, noti e ignoti, provenienti dai vari cimiteri di guerra del Cadore e dell'Ampezzano. Per ulteriori informazioni: https://www.difesa.it/Il_Ministro/ONORCADUTI/Veneto/Pagine/Pocol.aspx