1860 - La nuova bandiera dei Corpi di Fanteria e Cavalleria


 

 

1860 La nuova bandiera dei Corpi di Fanteria e Cavalleria

 

 

  

 

Pur se cronologicamente inesatto, ci sembra doveroso iniziare questo percorso storico e illustrativo, sulle uniformi delle forze armate italiane, cominciando con il simbolo considerato il più sacro per l'onore militare, perché rappresenta l'intera nazione nei suoi ideali e nei suoi principi, ci ricorda inoltre il sacrificio di tutti i caduti: "il tricolore".

 

Cacciati gli austriaci da Milano, con l'insurrezione dilagante nel Lombardo Veneto, il Conte Casati, capo del Governo Provvisorio di Milano, il 20 marzo 1848,  rivolgeva a Carlo Alberto un appello accorato chiedendone l'intervento armato a sostegno di quelle popolazioni; la lettera conteneva tra l'altro l'esplicita richiesta che le truppe entrassero in Lombardia " con le bandiere tricolori ornate della semplice croce di Savoia".

 

Il re rispondeva tempestivamente con il Proclama del 23 marzo 1848, egli accettava di correre in soccorso dei Milanesi e concludeva il suo messaggio confermando: " Per meglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana".

 

Con questo spirito il tricolore diventava ufficialmente la bandiera di guerra dei nostri soldati.

 

Tuttavia il rapido susseguirsi degli avvenimenti non consentì di procedere all'adozione del tricolore secondo la normale prassi, vale a dire previa presentazione del disegno di modello, realizzazione del campione e sua approvazione.

 

A quanto ci consta nulla di tutto questo avvenne, anzi l'ordine dato ai due tappezzieri fu di realizzare in tutta fretta, i 70 vessilli tricolori da distribuire ai reparti. E' chiaro che in quel momento per il sovrano, la cosa più importante era onorare l'impegno assunto con i milanesi.

 

La distribuzione di queste bandiere nei reparti di fanteria era prevista in ragione di una per ciascun battaglione ed una per ciascun reggimento di cavalleria, ma guarda caso furono tutte confezionate nelle stesse dimensioni, in altre parole da fanteria.

Pensiamo all'impaccio di un alfiere di cavalleria, per la sproporzione di asta e drappo; questi vessilli, che oggi sono identificati dagli studiosi come "modello marzo 1848", ebbero vita breve, anche a causa della pessima qualità dei materiali impiegati. Nel giugno del 1848, per ordine di Carlo Alberto,  veniva ridotto il numero delle bandiere assegnate ai corpi di fanteria,  si decideva pertanto di lasciare una sola bandiera per ciascun reggimento, quelle in eccedenza dovevano essere distribuite ai corpi di nuova formazione.

 

In realtà questo non avvenne poiché  i tricolori distribuiti a marzo erano già in pessimo stato tanto che se ne ordinarono dei nuovi.

 

Era questa l'occasione per correggere alcune anomalie verificatesi nella prima frettolosa fornitura, il contratto stipulato con l'artigiano incaricato del lavoro, conteneva, infatti, tutte le indicazioni circa le caratteristiche dei vessilli, quali: dimensioni dei drappi, forma e posizione dello scudo di Savoia, lunghezza delle aste.

 

Questa volta c'erano anche sei stendardi per i rispettivi reggimenti di cavalleria, erano di forma quadrata e misuravano cm 60 di lato.

 

Nella nuova versione del tricolore lo stemma di Savoia era bordato di azzurro, inoltre i due lati dello scudo aderivano alla banda verde e a quella rossa.

 

La consegna di queste nuove bandiere avveniva circa due mesi dopo l'armistizio, siglato nell'agosto del 1848, di conseguenza i reparti le porteranno in battaglia nel 1849, poi successivamente nella Guerra di Crimea e nella II Guerra d'Indipendenza, nel 1859.

 

Per tutto questo periodo il documento di riferimento rimane il contratto con il tappezziere, l'occasione per dare un assetto definitivo alla materia si presentava alla fine del 1859, quando il governo provvisorio toscano richiese a Torino i modelli ufficiali delle bandiere da assegnare alle truppe in via di costituzione, poiché il loro destino era di essere incorporati nell'esercito italiano.

 

Il Decreto del 25 marzo 1860 sanciva in via definitiva le caratteristiche delle bandiere militari, per i corpi a piedi e per i reggimenti di fanteria, stabilendo le dimensioni del drappo, la posizione dello scudo sabaudo ora sormontato dalla corona reale, nonché la lunghezza dell'asta, ma soprattutto indicava nella freccia e nel codolo la parte sacra della bandiera; infatti, sui quattro lati del codolo si dovevano incidere le iscrizioni riportavano il nome del reggimento, la data di costituzione ed i fatti d'arme in cui si era distinto, il drappo invece, se divenuto troppo logoro si sostituiva.

 

Un successivo Decreto, emanato in data 22 maggio 1860, stabiliva tutte le caratteristiche dell'asta da usare per gli stendardi di cavalleria.

 

Nel 1863, sempre sul Giornale Militare Ufficiale, Il Ministero della Guerra disciplinava l'uso della bandiera nazionale da esporre fuori dai comandi e dagli edifici militari, prescrivendone le diverse dimensioni in base all'importanza della sede.

 

Le disposizioni, riguardanti gli stemmi previsti per i comandi e gli ospedali militari, erano già state diramate nel 1861.

 

Nel paragrafo successivo sono riportate le caratteristiche dei drappi e delle relative aste per i reggimenti di fanteria e cavalleria, così come erano indicate nelle tavole dei rispettivi decreti, insieme al modello della freccia e codolo, il cui disegno era stato realizzato per l'occasione da un orafo torinese.